Il fondatore

Mi chiamo Leonardo.
Vengo a conoscenza della religiosità brasiliana a 16 anni leggendo un libro di Jorge Amado, Dona Flor e i suoi due mariti. O forse è Jubiabà. Non ricordo, ma poco importa, qualunque libro di Jorge Amado è intriso di Candomblé, storie di Orixás e di magia.
All’epoca vivo in Valtellina, non c’è ancora internet e non ho modo di approfondire la questione. Ma lo faccio a 19 anni, appena mi trasferisco a Milano per studiare psicologia all’Università. Inizio a frequentare la mia prima casa di Umbanda, anche se ai tempi non ho la più pallida idea della differenza fra Umbanda e Candomblé. Per me è tutto riconducibile a un generico insieme che chiamo “religiosità afrobrasiliana”.
Inizio a conoscere le energie delle entità Exu e Pombagira, a non temerle, a farmele amiche. Ancora oggi le rispetto profondamente.
Nel 2001, a 23 anni, incontro l’Ilê Axé Alaketo Airá, un terreiro (tempio) di Candomblé. Vado alla prima festa possibile, mi innamoro dell’incanto della cerimonia, della bellezza del rito e sto male. Il Pai de Santo (il sacerdote) della casa mi gioca i búzios, le conchiglie oracolari, e vede che Airá, il mio Orixá (divinità protettrice), vuole che mi inizi. Frequento la casa alcuni anni come abiã (novizio), e il 9 agosto 2003 Airá, la mia divinità protettrice, mentre sono in trance si presenta al mondo dando il suo orunkó, il suo nome.
Nel frattempo mi laureo in Psicologia con una tesi in Psicologia della Religione e Antropologia proprio sul Candomblé.
Resto in questa casa per altri due anni, poi me ne allontano con altri miei fratelli di santo (iniziati) e trovo un altro Pai de Santo, che si prende cura di me fino al 2009.
Dopo il 2009, rimango alcuni anni lontano dal Candomblé, sempre però desideroso di ritornarci quanto prima. Nel 2013, in metropolitana, incontro un mio fratello di santo che mi parla di una casa aperta a Roma, l’Ilé Axé Alaketo Odé e Euá. Là incontro il mio Nonno di Santo (sacerdote di colui che mi ha iniziato), Pai Taunderan, col quale decido di riprendere il mio cammino nel Candomblé.
Continuo il mio percorso religioso all’Ilê Axé Alaketo Odé Igbo guidato da Pai Taunderan a Juquitiba, San Paolo, in una casa discendente dalla Casa di Oxumaré di Salvador. Ancora oggi appartengo a questa meravigliosa famiglia, e affido la mia vita spirituale a questa carismatica persona, alla quale chiedo la mia benedizione.
Inizio a portare le metafore del Candomblé nella mia professione di psicoterapeuta (con formazione in analisi bioenergetica), attraverso seminari in cui i partecipanti sperimentano le danze degli Orixás per contattare, attraverso il corpo, gli archetipi presenti in ognuno di noi.
Gli Orixás ora chiedono che apra anche io la mia casa di Candomblé. Dopo anni di reticenza, lontananza, timore e sfiducia, sono pronto a portare l’amore degli Orixás a Milano.
Per ora mi occupo principalmente di divulgare la cultura del Candomblé, in attesa che l’Ilê Axé Alaketo Airá Olomi Iwá (nome scelto da Airá per la sua casa) sia pronto per venire al mondo.

Le radici

Esistono delle antiche case di Candomblé a Salvador di Bahia che vengono chiamate Case Matrici, perché sono rimaste esempio di rispetto e dottrina.
La casa da cui discendo con orgoglio è l’Ilé Oxumarê Araká Axé Ogodô, meglio nota come Casa di Oxumarê, fondata alla fine del XVIII secolo da Babá Talábi di Ajunsun e diretta dal 1991 da Babá Pecê di Oxumarê.
Mãe Semplícia di Ogun, nonna di Babá Pecê, che conduce la casa di Oxumarê fino al 1967, inizia nel 1960 Mãe Ana di Ogun, attuale Ialorixá dell’Ilê Axé Oju Onirê, Taboão da Serra (San Paolo).
Mãe Ana è la Mãe de Santo di Pai Alaibialé di Oxaguiã, Babalorixá dell’Ilê Axé Babá Epê di Juquitiba (San Paolo), attuale pai de Santo del mio Babalorixá, Pai Taunderan di Oxóssi, fondatore dell’Ilê Axé Odé Igbo di Juquitiba, San Paolo.

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